Recensione rivista F (Cairo Editore) Gennaio 2016

recensione femme 2


E veniamo alle artiste che non conoscevamo e che ci hanno favorevolmente impressionato. Partiamo dalla brava violinista Anais Drago, che pur avendo comunque, indipendentemente dalla giovane età, già un ricco e variegato bagaglio di esperienze musicali che vanno dalla tosta e coraggiosa esperienza della “musica di strada” ai “viaggi indagatori” nella musica folk irlandese, in questi anni si stà concentrando sulla sua preparazione specifica in ambito Jazz (...seminari a Siena Jazz e borsa di studio per il Berkelee College of Music di Boston...!!!) e si è presentata al “Lucca Jazz Donna” con una varietà espressiva ed un'ampiezza di performances sonore da “consumata star”. La Drago accarezza, gratta, pizzica e frusta il suo violinomangiaracina01drago01 come una indiavolata amazzone conduce il suo cavallo con la criniera al vento in una corsa inebriante tra i profumi di boschi, imprevedibili sentieri di montagna e morbide colline dalle sinuose e dolci forme. Una violinista di gran pregio che riesce ad offrire il valore aggiunto della sensibilità e dell'umiltà, perchè la Drago si esprime e si armonizza al percorso del progetto prima di tutto “ascoltando ed ascoltandosi” ed offrendo in tempo reale il massimo del suo magistrale contributo d'ensemble e solistico. Una violinista già in possesso di così tanta tecnica da permettersi anche qualche prezioso virtuosismo strappapplausi, comunque mai vissuto con la superficialità dell'esibizionismo fine a se stesso, ma sempre “giustificato” dal contesto espressivo del pezzo e dell'intensità comunicativa del momento.

Oggi vi voglio parlare di un progetto giovane e di qualità. Si tratta di un duo piemontese: i Torpedo Blu. Anais Drago, violinista giovanissima ma con un curriculum che potrebbe far rabbrividire le più grandi star internazionali... L’incontro con Giacomo Lamura avviene nel 2012, quando entra a far parte dei Lake 47, la più affermata band country italiana, in cui Lamura, dopo un inizio di carriera prettamente rock, militava già da alcuni anni come chitarrista solista.
Bene, i due hanno deciso di registrare un ep in cui sintetizzare i loro studi e diversi bagagli culturali. Sette brani, di cui quatto cover. Senza strafare, i due ragazzi riescono a garantire un disco bello con l’ausilio di due soli strumenti, senza mai perdere di vista l’essenza delle canzoni, pur adattandole alle esigenze della natura di un duo acustico.
L’esperimento è perfettamente riuscito con i tre inediti, con un jazz cantautorale che attinge dai grandi del passato, Paoli, Conte e il primo Gaber su tutti, strizzando l’occhio alla contemporaneità. Solida è la base acustica di Lamura, su cui può librarsi il violino della Drago, nei suoi virtuosismi. Fil rouge dell’ep è l’amore, visto però sotto prospettive stravaganti: è pur sempre jazz, mica del pop strappalacrime! Si va da Signorina Monica (clicca qui per ascoltate il pezzo), donna prototipo di questi tempi, insoddisfatta da una vita all’apparenza perfetta, in realtà banale e frustrante.
Un mago è invece la storia di un vecchio mago alla ricerca di un qualcosa tra i resti di una civiltà ormai morta. Quel qualcosa è la donna che ha sempre amato, e forse anche il mago è altro rispetto a quello che ci è presentato. Con Uno, nessuno, centomila, Lamura si rifà al celebre romanzo di Pirandello per raccontare tutte le sfaccettature della sua personalità. Testo che trova riscontro in una musica fresca e vivace, che si allontana dal solco jazz a cui ci avevano abituato i primi due pezzi. Le cover sono Torpedo blu di Gaber, in cui i due musicisti rivelano tutta la loro preparazione tecnica da jazzisti consumati, Bambini di Paola Turci, Una città per cantare di Ron e Bambino io bambino tu di Gino Paoli.